Associazione ZALEUCO onlus Per amore del mio popolo non tacerò
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INTERNET :
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E-mail :
zaleuco@zaleuco.org
Centro studi e
documentazione sulla criminalità mafiosa
“Rocco Chinnici -
Giovanni Falcone”
Offerta didattica Educazione alla Legalità

Molte Regioni hanno nei propri ordinamenti una legge regionale per l’educazione alla Legalità. Questa normativa è partita dalle regioni nelle quali la presenza della criminalità organizzata o una viva coscienza civile hanno spinto a dotarsi di strumenti di intervento diretti a potenziare il lavoro delle scuole sul piano educativo.
Le scuole di ogni ordine e grado di ciascuna regione possono ottenere finanziamenti per la realizzazione di programmi e di progetti finalizzati agli obiettivi delle rispettive normative.
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Il Centro studi e documentazione sulla criminalità mafiosa “Rocco Chinnici - Giovanni Falcone” ri-fondato dall’Associazione Zaleuco ha creato:
1) una banca dati in tema di criminalità organizzata;
2) una collana di studi ad hoc “Il filo d’Arianna” e una biblioteca specializzata on-line in fase di costruzione;
3) schede di lettura su una serie di temi connessi alla mafia e ai contesti;
4) mostre fotografiche (ad es.: Brigantaggio e mafia; Donne e mafia; Portella della Ginestra e mafia; ecc.);
5) film, video, musica, canzoni;
6) materiali e documenti vari, utili per l’organizzazione di seminari e ricerche;
7) giornali: ricerche su quotidiani e settimanali nazionali e internazionali con la possibilità di fornire, a richiesta, delle guide ragionate agli archivi dei giornali;
8) sentenze della magistratura;
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L’ampiezza e la ricchezza documentaria dell’archivio consentono una variegata e numerosa serie di percorsi didattico-culturali all’interno di ciascuno dei quali è possibile e auspicabile che insegnanti e studenti intervengano attivamente dialogando con il Centro sia attraverso suggerimenti sia tramite una richiesta di supporto a iniziative non direttamente qui richiamate: percorsi teatrali, musicali, fotografici, letterari, multimediali, ecc. Un dialogo e una partecipazione che si auspicano aperti anche alle famiglie degli alunni. È evidente il ruolo guida che le scuole potrebbero assumere soprattutto nei contesti a rischio criminale e piagati da una cultura clientelare-mafiosa tradizionale.
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Il Centro studi e documentazione sulla criminalità mafiosa ri-fondato dall’Associazione Zaleuco è naturalmente disponibile a entrare nel merito delle richieste riconducibili ai percorsi qui delineati e a richieste eventuali di percorsi aggiuntivi data l’impossibilità di indicare scelte che, essendo frutto di realtà diverse l’una dall’altra e di fantasia creatrice di insegnanti e studenti non potranno mai essere contenute in un indice che resterà sempre approssimativo. È importante sapere che l’archivio documentario e la sua ricchezza, le banche dati ad esso connesse, la possibilità di partire dalle origini mitiche delle organizzazioni criminali e ripercorrerne le storie sino ai giorni nostri garantisce la possibilità di soddisfare qualunque curiosità o esigenza cognitiva.
Altrettanto si può dire per quanto riguarda gli spazi e le attività praticate dalle mafie: dall’Italia all’Europa e agli altri continenti; dai narcotrafficantes alla Yacuza si possono fornire gli elementi necessari per informare e capire.
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Una sola cosa il Centro studi e documentazione sulla criminalità mafiosa rivendica ritenendola incarnazione di una memoria – che è essa stessa un’arma contro il crimine organizzato – essenziale in quanto frutto di una esperienza nata prima di altre e che gode di una continuità nel tempo che la rende unica. L’origine del Centro studi e relativa banca dati affondano le radici nel Convegno storico internazionale su Mafia e potere, tenutosi a Messina nel 1981. L’uno e l’altra nascono dall’intuizione e dai suggerimenti, in particolare, di Rocco Chinnici. All’eredità e alla realizzazione hanno contribuito altri magistrati come Giovanni Falcone e illustri studiosi italiani e stranieri come Giuseppe Giarrizzo e Peter Schneider. La storia sottolinea le differenze tra lo stesso e le altre strutture e organizzazioni che lavorano, con merito riconosciuto, sullo stesso terreno soprattutto per quanto attiene le chiavi di lettura e le interpretazioni maturate nel tempo offerte per capire le mafie.
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Su questo terreno si leggano con attenzione le schede di apertura dei settori più importanti nei quali è ripartita l’intera massa documentaria.
In particolare le schede iniziali delle quali facciamo omaggio onde rendere possibile una valutazione sui discorsi proposti.
Allegati:
1) Indice e tematiche delle schede scientifiche;
2) Indice tematico dei documenti;
3) Indice Mappe organizzazioni criminali italiane;
4) Esempio di scheda e chiavi di lettura: Cos’è la mafia;
5) Esempio di scheda e chiavi di lettura: La mafia internazionale
6) Indice delle Leggi Regionali in tema di Educazione alla legalità e lotta alle mafie
Allegato 1
Indice e tematiche delle schede scientifiche
Educazione alla legalità.
Sezioni:
1) Società civile, eredità culturali e mafie;
2) Donne nella Bufera;
3) Stato, Magistrati e lotta alle mafie;
4) Mostre sulla mafia e loro lettura.
Divisione per sezioni:
I Sezione: Società civile, eredità culturali e mafie
Le organizzazioni
1) Che cos’è la mafia;
2) Mafia;
3) ‘ndrangheta;
4) Camorra;
5) Sacra corona unita;
6) Mafie al nord;
7) Mafia internazionale;
8) Le organizzazioni criminali e le loro strutture organizzative;
9) La ‘ndrangheta nel mondo
10) Il pesce mafioso nell’acqua del Vibonese;
11) Laboratori criminali;
12) L’economia mafiosa;
Società civile
1) Prima di tutto conoscere chi siamo;
2) Nicotera – scheda introduttiva;
3) Paura/Coraggio/conoscenza;
4) Alla conquista del territorio;
5) Un popolo e i suoi eroi;
6) Città e campagna alle origini della criminalità organizzata;
7) Nello specchio della cronaca: ieri;
8) Le mafie allo specchio: come e nella autorappresentazione;
9) Società civile e politica nella lotta alle mafie;
10) Lottare per vincere;
11) Crimine e società futura;
12) Corruzione ed evasione fiscale;
13) Il filo rosso: mafia e politica;
14) La sfida della società civile al governo (proposta a Maroni);
15) La zona grigia;
16) Il diavolo in paradiso;
Eredità culturali
1) Massoneria e ‘ndrangheta;
2) Brigantaggio e mafia;
3) La ‘ndrangheta nella letteratura: il Previtocciolo di don Luca Asprea;
4) La musica della ‘ndrangheta: tra popolare e colto contaminazione di affinità negate;
5) Chiesa e mafia;
6) Letteratura e mafia;
7) Cinema e mafia;
8) Geografia criminale;
II Sezione: Donne nella bufera
1) Donne e mafia (Prof. Di Bella);
2) La madre di Turiddu Carnevale;
3) La madre di Peppino Impastato;
4) La moglie del poliziotto di scorta…;
5) L’identità che uccide: Rita Atria/La madre di Rita;
6) Rita Bartoli Costa; Mamme ribelli e sole;
7) Donne e mafia;
8) La mafia non uccide i bambini;
9) Mantidi ‘ndranghetiste;
III Sezione: Stato, magistrati e
lotta alle mafie
1) Rocco Chinnici: “la religione del lavoro”;
2) Borsellino: tra mito e strumentalizzazione;
3) Giovanni Falcone;
4) Pentiti e illusioni;
5) Mafie e tipologie di reato;
6)
Il nemico è la mafia: il problema è
7) Joe Petrosino;
8) Le tracce della criminalità organizzata: i testimoni, le prove;
9) La strategia della denigrazione.
IV Sezione: Mostra sulle mafie e
loro lettura
1) Introduzione;
V Sezione
Gli interessati possono commissionare schede e ricerche la cui realizzazione, nei tempi e nelle modalità, deve essere concordata.
Allegato 2
Documenti
Indice generale tematico e dei soggetti
Commissioni parlamentari antimafia (IV/VII Legislatura):
Commissioni parlamentari antimafia (IX/XVI legislatura – Maggioranza e Minoranza):
Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi:
Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (Maggioranza e minoranza):
Commissione parlamentare d'inchiesta sul dissesto della Federazione italiana dei consorzi agrari:
Commissione parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom-Serbia:
Commissione parlamentare concernente il «Dossier Mitrokhin» e l'attività d'intelligence italiana:
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti:
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Camera dei Deputati:
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Guardia costiera:
Guardia di Finanza:
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Ministero degli Interni:
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Direzione Investigativa Nazionale:
Direzione Nazionale Antimafia:
Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione:
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Enti Economici:
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Sentenze e Ordinanze:
Allegato 3
Geografia mafiosa
Indice Mappe della criminalità organizzata
Allegato 4
Scheda didattica
Che cos’è la mafia
Per capire e per fare capire, senza equivoci e interessate o stupide letture del fenomeno criminale, che cos’è la mafia, bisogna individuarne e indicarne le componenti sociali di cui è frutto e risultato.
Con una premessa: i nomi diversi
con i quali si indicano le associazioni criminali non debbono fuorviare: mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona
unita sono nomi diversi per indicare un unico modello criminale.
Ne colgono le peculiarità regionali questi nomi; indicano anche differenze localistiche o storiche e linguistiche non sufficienti, tuttavia, a costituire modelli alternativi a quello che tutte le racchiude.
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Un esempio significativo e utile per capire è l’acqua, risultato dell’unione di idrogeno + ossigeno: H2O.
I due elementi si uniscono separatamente anche ad altre particelle chimiche, ma il risultato è diverso.
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Le componenti costitutive della mafia sono due:
1. I colletti
bianchi;
2. I criminali.
Solo l’unione dei due elementi crea la mafia/le mafie.
Ciascuno dei due elementi può anche interagire ed entrare in simbiosi con altri segmenti sociali, ma il risultato è altro, non è la mafia.
Colletti bianchi: chi sono?
Il termine è mutuato dal vestire classicamente borghese basato su giacca, camicia, cravatta ecc …
Componenti del vestiario tipico della festa per tutti gli uomini; caratteristica nel quotidiano per impiegati, professionisti, politici.
Quando si parla di mafia, i colletti bianchi sono i membri del ceto delle professioni – medici, avvocati, architetti, ecc. – della politica – sindaci, assessori, parlamentari regionali e nazionali, ecc – intellettuali – cineasti, giornalisti, scrittori, docenti universitari ecc. – e, alle origini della mafia, i galantuomini, che hanno scelto di agire contra legem e di fornire ai criminali di professione con i quali formano le mafie – tutela, copertura, impunità, tutte condizioni necessarie affinché il sodalizio criminale possa esistere, cooperare e agire.
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Criminali di professione: caratteristica essenziale per essere affiliato a una cosca è la dimostrata capacità di usare violenza, di agire illegalmente, di uccidere.
Chi dimostra particolare attitudine e capacità criminali – astuzia, ferocia, capacità di sicario - fa carriera nell’ala militare e raggiunge posizioni di potere e ricchezza.
Ma un mondo di criminali non diventa mafia senza l’unione e l’apporto dei colletti bianchi.
Ripetiamo: la mafia è un modello di gestione dei poteri – economico, politico, culturale, di controllo del territorio, di dominio sulla società – illecito e illegittimo, imposto con la violenza, in netta antitesi con lo stato di diritto.
Considerato che questo modello è
anche basato sul possesso e l’uso anche di armi da guerra andrebbe combattuto
non solo con l’uso del 416 bis (Associazione a delinquere di stampo mafioso) ma
anche con l’uso degli articoli del codice penale che puniscono la banda armata (Art. …) e l’insurrezione
armata contro
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Si è in presenza, si ritiene, di un modello di gestione dei poteri eversivo dell’ordine repubblicano.
Non si può applicare – come fanno le mafie – la pena di morte in un paese che non la contempla tra le pene. Non si può controllare un territorio manu militari contro lo Stato e contro i cittadini.
Non si possono espropriare i cittadini:
a) Dei diritti economici – la libertà
d’impresa, il giusto salario, il risparmio, ecc.;
b) Di quelli civili ed elettorali – si deve votare
il sindaco e/o l’onorevole amico;
c) Del diritto alla libera circolazione in zone di
città, villaggi, campagne controllati
dalle mafie,
d) Del diritto alla vita: non si può
tollerare l’omicidio – tanto meno la riduzione di intere aree geografiche a
mattatoio per cittadini, gestito dalle mafie.
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Sul piano religioso le mafie e i mafiosi infrangono i seguenti comandamenti e valori:
I testi sacri sono categorici: Defraudare le mercede agli operai è uno dei peccati che gridano vendetta presso lo Spirito Santo.
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I mafiosi sono uomini fuori dalle leggi dello stato democratico e fuori dalle leggi divine. La sete di denaro e la sete di potere lo hanno travolti e perduti.
Non suscitano ammirazione, ma pena, sono la parte moralmente debole e malata del nostro popolo. È per questo che con fermezza ne combattiamo le azioni delittuose, chiediamo ne siano puniti i crimini, fermate le mani assassine e tuttavia non rinunciamo alla speranza e al dovere, religioso e civile, di recuperarli e di salvarne i figli dagli esempi e dai disvalori dei padri.
Caino va sepolto redento. Non vogliamo
che il delitto si combatta con un delitto di Stato, ma con la legge dello stato
e
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È in questi contesti che le
parole sono pietre.
Creare zone d’ombra, incertezze o addirittura equivoci e miti criminali; operare o consentire e tollerare separazioni artificiali che salvano le mafie dei colletti bianchi o i colletti bianchi delle mafie presentate come diverse, dalle mani non macchiate di sangue, è un servizio reso alle mafie.
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Le azioni, frutto di scelte e iniziative di persone viventi e operanti in diverse zone della Calabria, sono ormai l’inequivocabile segnale di un regresso antropologico, di una catastrofe culturale e religiosa sopra la quale tacere è assurdo.
“Per amore del mio popolo non tacerò”, quindi.
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Le piogge, il gelo, la neve
spaccano colline e villaggi, squarciano cimiteri, scoperchiano tombe e segreti
di Pulcinella su ruberie infinite e impunite. Crollano ponti e strade ferrate
sono a rischio; si sfaldano centri storici e rischiano di ridursi in polvere e
pietre palazzi storici e monumenti. Non ci sono colpevoli. L’articolo 9 della
Costituzione per
A Catanzaro un giovane studente viene ucciso a coltellate in un parcheggio di grandi magazzini. Nessun precedente. Nessuna lite furibonda e improvvisa che acceca la ragione, che si sappia. Uccidere è un passatempo emozionante, uno sport diffuso e crudele.
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S. Gregorio di Ippona, Vibo Valentia: un giovane viene fatto inginocchiare e gli si scaricano due colpi di fucile a pompa caricato a lupara sul corpo. L’accusa è che avrebbe definito un confidente della polizia l’uomo che sarebbe stato il suo assassino. Un’accusa giudicata infamante, una punizione ritenuta adeguata.
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Problemi diversi, cause diverse – che però hanno in comune un fattore essenziale: il disprezzo per i diritti dell’uomo e della natura – per come sanciti e rispecchiati dalla Costituzione e dai codici vigenti, nonché dei valori insegnati dalla Chiesa cattolica.
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Per focalizzare il crollo di questi valori, il recupero di culture ancestrali pre-statali e pre -giudaico cristiane e greco-romane. Esaminiamo il caso esemplare di S. Gregorio[1].
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L’onore è un bene e un valore tutelato dai codici della Repubblica che contemplano la punizione dei reati contro l’onore: la diffamazione, la calunnia.
Il giovane che si ritiene colpito nell’onore a S. Gregorio d’Ippona non ritiene necessario o scarta comunque l’idea della denuncia.
Ritiene lecito ergersi a giudice ed emettere ed eseguire una sentenza di morte. Avallato da altri giovani come lui.
Il tutto in uno Stato che ha abolito tortura e pena di morte.
Conseguenza logica: un uomo si
sente disonorato dalla voce veicolata di essere confidente della polizia, non
si sente diffamato dalla verità di essere diventato un assassino. Perché nella
sua visione del mondo, nel suo sistema di valori si vive come un giustiziere, un uomo che ha ucciso per
onore.
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Dal naufragio culturale e civile che travolge fette di società crescenti si notano spezzoni di distorti valori: onore, vendetta, giustizia, coraggio che restano l’unico segnale della comune umanità.
Tavole spezzate di barche distrutte alle quali tuttavia ci si può aggrappare per raggiungere le rive della speranza di una salvezza difficile, ma da tenere viva, contro ogni rassegnazione e resa.
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Ultima osservazione stante il
fatto che in alcuni contesti a usare confidenze e a darne notizia per motivi
oscuri, ma certamente inaccettabili, sarebbero esponenti delle forze dell’ordine.
Evidentemente, ci sarebbe qualcuno che, ritenendosi portatore di una astuzia luciferina,
esponente di un potere coperto da una divisa di fronte alla quale tutti
dovrebbero tremare, ritiene una dimostrazione di forza e un messaggio
dirompente quello relativo alla comunicazione che le forze dell’ordine
sarebbero capaci di infiltrarsi o addirittura di spaccare dall’interno
organizzazioni criminali o fasce giovanili organizzate in branco, senza capi e
senza coda, sbandati e, in realtà, relitti a perdere di una società che non
riesce ad integrarli con il lavoro e di una criminalità organizzata che ne
recluta solo alcuni. Soggetti sociali nella terra di nessuno, senza radici
religiose e senza coscienze civili adeguate. Ove esponenti di questo genere realmente
esistessero e operassero all’interno delle forze dell’ordine, bisogna ricordare
loro che la democrazia è fondata sul consenso e non sul terrore, sui diritti e
non sulle indotte e vendute informazioni di derelitti destinati ad essere
spazzati via con ferocia disumana al solo sospetto che ci si trovi di fronte ad
un infame. Bisogna ricordare loro che
la conoscenza del modo di pensare e di agire dei gruppi criminali dovrebbe
bastare da sola ad escludere ed a scartare determinati comportamenti investigativi.
I cittadini onesti sentono proprie le forze dell’ordine e sono spinti a
collaborare con esse alla luce del sole, proprio perché sanno che la democrazia
si costruisce superando antichi steccati e antichi sospetti. Il salto di
qualità richiesto per vincere riguarda tutti e solo se tutti – cittadini,
servitori dello Stato, magistrati, politici, amministratori, insegnanti, ecc. –
dimostriamo nel quotidiano agire di ciascuno che questa è la strada maestra che
seguiamo, riusciremo a costruire la realtà democratica, capace di cancellare
zone d’ombra e mafia.
Allegato 5
Scheda didattica
Le mafie internazionali
L’assunto banale che la parola mafia possa riguardare esclusivamente determinate realtà endogene del Mezzogiorno italiano non può essere ripreso e accettato, purtroppo: non è vero perché ogni termine contiene in sé una complessità di significati che non si possono rinchiudere in uno spazio prestabilito, forzatamente distinguibile dal resto del mondo, isolato, messo in quarantena. Non è così, non può essere così. L’arroganza nel definire inappropriato e inadeguato – quasi fuorviante – l’uso della parola mafia per indicare le organizzazioni criminali di origine straniera è assolutamente improponibile, proprio perché si scontra con la presa di coscienza che nel metodo e nelle finalità ci si trova di fronte ad organizzazioni che agiscono in maniera assolutamente analoga, programmaticamente similare. Il termine mafia ha finito con l’imporsi a livello mondiale perché rappresenta:
a) l’incarnazione più efficiente ed efficace dell’unione tra poteri criminali, colletti bianchi, mondo politico antidemocratico (la cosiddetta mafiocrazia);
b) la più riuscita campagna pubblicitaria per dare ad un’organizzazione criminale connotati che la rendano: invincibile, misteriosa, onnipresente e invisibile. Il tutto per di più collaudato da centocinquant’anni di storia che hanno visto cambiamenti radicali nell’economia, nella politica, nella percezione sociale del Paese d’origine.
Non si vuole, non si può e non si deve nascondere che evidenti sono quelle particolari sfaccettature che rendono naturale distinguere gruppi e nuclei criminali, gli uni dagli altri. I segni della diversità – i simboli, i codici, i riti, i valori distorti – sono tangibili, sono chiari, sono importanti. Le particolarità vanno lette, vanno conosciute, vanno approfondite. Ma allo stesso tempo è altrettanto essenziale, scavando nelle dinamiche reali che caratterizzano il modus vivendi e agendi delle mafie, far emergere chiaramente come la continuità nelle linee direttrici, negli interessi, nelle forme, nelle rappresentazioni, in molti casi nella percezione delle stesse, è innegabilmente strutturale.
Perché le mafie, ovunque, in ogni parte del mondo, sono un modello di gestione dei poteri messo in piedi da chi detiene il dominio politico o economico per:
a) occultare alcune scelte antidemocratiche;
b) per garantirsi un canale di collegamento verso l’esterno affidabile sul piano dell’azione, controllabile da parte dello Stato attraverso i propri organi;
c) idoneo a consentire attraverso il controllo diretto o un sistema di alleanze adeguato la produzione delle sostanze stupefacenti, incluse quelle chimiche;
d) lo smercio, i canali di commercializzazione e i flussi di denaro riconducibili a queste attività;
e) il contrabbando delle armi, di diamanti e altre sostanze preziose strategicamente preziose per l’industria moderna.
Esiste in sostanza un’economia illegale e una politica segreta degli Stati che produce vere e proprie guerre per il controllo dei territori di produzione e dei mercati illegali. La quantificazione del giro d’affari, il cui controllo è strategicamente ed economicamente decisivo, è impossibile data la reticenza e le notizie fraudolente fatte veicolare sui dati oggettivi. Si deve riuscire a cogliere, cioè, il perché dell’intervento continuato dei servizi segreti e della cooptazione delle mafie tra i poteri di cui disporre per ottenere le vittorie indispensabili al dominio e per contrastare efficacemente gli Stati rivali considerato che la pace effettiva è ancora lontana dagli orizzonti degli uomini. E’ dal ruolo politico assegnato alle mafie che nasce come conseguenza logica e quindi come necessità ferrea la garanzia dell’impunità al sistema mafioso e il legame organico del mondo del crimine col mondo degli affari e della politica e quindi delle banche e dei colletti bianchi. Non ci si può lasciare ingannare dal fatto che singoli mafiosi o intere famiglie mafiose siano perseguite, condannate, espropriate dai loro beni e addirittura annientate. Il sistema mafia colma i vuoti e il giro di affari dell’insieme criminale e del mondo politico che ne è parte costitutiva, aumenta a livello mondiale la propria forza economica e la capacità di condizionare la vita di regioni nelle quali sino a pochi decenni fa era assente o marginale.
Una fotografia allo stesso tempo nitida e opaca di una dimensione mafiocratica rimasta ai più nascosta per volere politico e complicità intellettuali che inquadra perfettamente questa realtà criminale «non antagonista e non nemica dei governi, ma concepita come braccio armato autorizzato a commettere le azioni illegali o criminali richieste dai governi. Un lavoro sporco fatto in unità d’intenti e insieme ai servizi o su delega e in loro surroga». (cfr. S. Di Bella, La mafia corsara).
Vengono così evidenziate «le cause logiche della lunga durata delle organizzazioni criminali, si capiscono i flussi incrociati di armi, denaro, droghe e si capisce anche la selezione mirata con la quale si colpiscono alcune “famiglie” e non altre […]».
Dal fondo del non detto ecco emergere la mafia corsara, quella «direttamente autorizzata (vi sarà una patente di corsa scritta o solo orale?), da chi ha interesse e potere, a delinquere perché le autorizzate azioni delinquenziali in realtà sono funzionali all’interesse di chi le autorizza e quindi, in realtà, sono legittimate».
È chiaro che il metro di misura da utilizzare per dare un giudizio sulla politica degli Stati nel suo insieme è quello fornito dai principi sanciti nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e nelle più avanzate costituzioni e codici vigenti sul pianeta. Il diritto alla vita, alla dignità, alla libertà, al lavoro e la capacità di garantirli sono il tramite imprescindibile attraverso cui giudicare uomini e cose in qualunque angolo della terra.
Questa prospettiva indica anche le condizioni, i valori, le risorse, disponibili per modificare lo stato di cose esistente e creare un mondo nel quale lo spazio al malaffare sia progressivamente ridotto ed eliminato del tutto.
È questa una chiave di lettura preoccupata, talvolta non accettata, ma necessaria per la comprensione, per l’attendibilità delle analisi, per la profondità degli studi. È da qui che si parte per ricostruire il filo logico capace di gettare luce sulla complessità del fenomeno mafia a livello globale, con l’obiettivo di sradicarla in qualunque luogo esista.
Allegato 6
Indice
Leggi Regionali
in tema di
Educazione alla legalità e lotta alle mafie
Regione Sicilia: L.R. 4 giugno 1980, n. 51. Circolare del Ministero della pubblica istruzione sull'educazione alla legalità 25 ottobre 1993, n. 302.
Regione Calabria:
L.R. 15 gennaio 1986, n. 2 Provvedimenti a favore delle scuole e delle
Università calabresi per contribuire allo sviluppo di una coscienza civile e
democratica nella lotta contro la criminalità mafiosa.
Regione Campania:
L.R. 6 maggio 1985, n. 39 Provvedimenti a favore delle scuole campane per
contribuire allo sviluppo di una coscienza civile contro la criminalità
camorristica.
Regione Liguria:
L.R. 27 aprile 1995, n. 37 Interventi per l'educazione alla legalità, alla
democrazia e ai valori fondamentali della Costituzione.
Regione Marche:
L.R. 20 novembre 1995, n. 63 Provvedimenti a favore delle scuole
marchigiane e della società civile per contribuire allo sviluppo della
coscienza civile, costituzionale e democratica, nella lotta contro la
criminalità organizzata e i poteri occulti.
Regione Toscana: L.R. 10 marzo 1999, n. 11 Provvedimenti a favore delle scuole, delle Università toscane e della società civile per contribuire, mediante l'educazione alla legalità e lo sviluppo della coscienza civile democratica, alla lotta contro la criminalità organizzata e diffusa e contro i diversi poteri occulti.